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Miniera di Villandro

La galleria Elisabeth, lunga 1670 metri e sita a quota 1292 metri, è oggi visitabile e consente di gettare uno sguardo sulla vita dei minatori. La miniera è raggiungibile sia in auto che a piedi tramite diversi sentieri.
Nel medioevo la miniera di Villandro, locata sul monte Pfunderer, era una delle cave più importanti del Tirolo. Dopo la sospensione dell’ estrazione di minerali all’ inizio del 20° secolo la miniera fu dimenticata. Negli ultimi anni però è stata rinnovata dall’ associazione culturale e museale di Villandro e dal 2002 è aperta al pubblico.

Più di 75 varietà di minerali
Nella zona del Monte di Pfundres come anche nell’intera zona delle Alpi di Sarentino la roccia più frequente è la fillade di Bressanone. Seguita dalla Diorite e la cosiddetta roccia di campo la quale si trova solamente nella zona del Monte di Pfundres ed ancor oggi una tipologia di pietra difficilmente da assengare.
Nel sistema di gallerie, con una percorrenza di oltre 16 km, vi si trovano oltre alla diorite e alla roccia di campo, anche arterie di fillade. Le vene minerarie hanno tutte una genesi idrotermale. Un grande problema per i minatori erano molte interferenze trasversali nelle vene. Così improvvisamente scomparvero le vene attraverso lo spostamento trasversale e non poteva più essere proseguita l’estrazione.
Le vene minerarie del monte di Fundres sono molto varie e complesse. I minerali compaiono in parte in forma mista e in parte forma separata o in strisce. Inoltre, sono state definite forme a coppa. Si trovava quarzo, galena, sfalerite e calcopirite. Soprattutto nella galleria Lorenzo sono stati riscontrati minerali a cerchio. Alcuni tuberi minerari di galena erano coperti da una crosta di pirite. Spesso si verificava il contrario, che il nocciolo di pirite era ricoperto da una crosta di galena. Minerali, contenenti sfalerite nero con qualche calcopirite galena , erano chiamati dai minatori minerale “Tattermannl” ( Tattermannl è popolarmente la denominazione usata per le salamandre del fuoco ).

Nella diorite / Klausenite compare principalmente la galena e la sfalerite. La Calcopirite e la pirite sono legate alla vie della roccia di campo.
Queste osservazioni sulla venatura non valgono per tutta la zona mineraria. Un’eccezione si rappresenta nella zona del Seeberg, che è anche situata più in alto di tutte le altre gallerie (2050 mt). La mineralizzazione è nel quarzo fillade. In questa zona i minerali più frequenti sono la sfalerite, la galena e la pirite. Di calcopirite se ne trova solamente in piccole tracce.
I principali minerali nelle gallerie erano la sfalerite nera, la galena, la calcopirite, la pirite e il quarzo. Minerali d’argento contenenti argento erano principalmente la galena e le calcopirite. Raramente si trovava l’argento nella sfalerite.
Il contenuto d’argento dei minerali sul monte di Fundres era, secondo i documenti antichi, circa 3-6 kg per tonnellata di galena e di 0,4-1,7 kg per tonnellata di calcopirite. L’oro è stato rilevato in piccoli tracce di nella pirite e nella sfalerite dentro la galleria Croce e nella galleria Elisabetta. Il Prof. Brigo o AR. Schmidt (1867) ha riportato scoperte di pirite nella galleria Nicola.

La prima menzione documentata
La prima informazione certa dell’esistenza di una miniera nella zona di Villandro, viene citata in un atto di donazione a metà del 12° Secolo, nella quale il conte Arnold di Greifenstein e sua moglie Adelheid conferirono il “mons argenti” al monastero di Novacella, appena creato nei pressi di Bressanone, la miniera d’argento di Villandro. Come di tendenza dei tempi che furono, i monasteri si dedicavano alla produzione mineraria.
Sin da subito l’argento di Villandro era una notevole risorsa per il convento, fondato nel 1142 dal leggendario benedetto Hartmann insieme al Burgravio di Sabiona Reginbert . A Venezia, nel 1177, l’Imperatore Federico Barbarossa confermò questa donazione, dandone il valore legale .
Dodici anni dopo Barbarossa concesse al vescovo Enrico III . di Bressanone (1178-1196) e al suo successore le miniere d’argento della zona, del quale reddito, la metà doveva essere consegnata all’Imperatore.
Il 21 Dicembre del 1217 re Federico II estese i diritti del convento, con atto presso il palazzo del Reichstag di Norimberga, conferendo l’intero ricavo di tutte le miniere d’argento, metallo e sale, che si sarebbero trovate nel suo territorio, al Vescovo Bertold I. Brixner di Neifen ( 1216-1224 ).
Il 7 Dicembre del 1452 l’Imperatore Federico III consentì anche al Vescovado di Bressanone qualche libertà di estrazione mineraria, nella persona del celebre cardinale Niccolò Cusano, vescovo di Bressanone (1450-1464). Inoltre la miniera d’argento a Villandro, viene citata in un documento del 1331. Tuttavia, non è chiaro se questi documenti relativi al settore minerario si riferiscono a Fundres o al monte di Villandro.

Escursione:
L’escursione parte dalla piazza principale al centro di Chiusa a Fraghes. Si attraversa il sottopassaggio della strada statale del Brennero, passando la residenza di Fragburg ed infine raggiungendo la strada di Villandro. Da qui parte il sentiero alle miniere – il quale venne usato dai minatori, trasportando su slitte le pietre contenenti i minerali, dal monte di Fundres a Chiusa– inizialmente ripido fino al maso Johannser (764 m). Subito sopra il maso Johannser raggiungerete il sentiero segnalato di bianco e blu e camminate per circa 1 ora, nuovamente molto ripido, arrivando al Menhir. Il Menhir – un monolite eretto preistoricamente con importanza culturale, il quale si trovava nella vicinanza di un sepolcro – vicino al maso Moar in Ums e raggiunge un altezza di 3 metri. Probabilmente è collegato con un sentiero preistorico attraverso la Valle Isarco.

Guide:
Visite guidate:
martedì, giovedì
alle ore 10.30 e alle 14.30
domenica alle ore 10.30
dal 17 aprile al 5 Novembre 2017

nella galleria S. Elisabetta e Lorenzo
mercoledì alle 10.30 Uhr
dal 5 luglio al 30 agosto

Guide individuali su richiesta (ad ogni ora del giorno e della notte anche in inverno)